
Aversa, si prepara a festeggiare il Natale con il calore e la magia che contraddistinguono questa stagione. Ma, mentre le luci brillano e le melodie natalizie risuonano per le strade e nei negozi, c’è un velo di malinconia che avvolge i cuori di chi ricorda le tradizioni antiche, custodi di un tempo in cui il Natale era un’esperienza davvero collettiva e condivisa. Anche solo passeggiando, soprattutto nella periferia della città, emergono ricordi di usanze che sembrano ormai molto lontane, molte persone, soprattutto anziani di Aversa raccontano storie di una comunità unita, dove la preparazione del presepe non era solo un gesto simbolico, ma un vero e proprio rito collettivo.
Le famiglie, nel senso più ampio del termine, zii, cugini e delle volte anche vicini, che diventavano per qualche motivo familiari acquisiti, si radunavano attorno a un tavolo, con statuine di ogni genere comprate o fatte a mano e vari elementi naturali come muschio, legno che in qualche modo diventavano parte del presepe stesso e ovviamente l’immancabile ruscello che nessuno sa se effettivamente è esistito, ma era importante e quindi doveva esserci. Tutti aspettavano con ansia la sera della vigilia, una lunga serata che prevedeva un altrettanto lunga e stancante preparazione dove non era presente quasi nulla di ricco ma non mancava niente a nessuno.
Cibo con condimento di amore, musica allegra di note stonate, regali di pochi soldi condivisi con gioia, giochi da tavolo dalle regole inventate e il calore di una grande famiglia unita. Gli sguardi malinconici che si vedono in questo periodo ricordano tutto questo e tantissimo altro, ma, si sente dire che questa malinconia non serve semplicemente a ricordare piuttosto a fare in modo che tutto questo torni a vivere.